MILANO (ITALPRESS) – La fertilità femminile è strettamente legata alla quantità e alla qualità degli ovociti, le cellule sessuali prodotte dalle ovaie: a differenza degli uomini, che producono spermatozoi per tutto l’arco della vita, le donne nascono con una riserva limitata di ovociti. Con il passare degli anni questo patrimonio si riduce in termini numerici e peggiora in termini di qualità biologica, soprattutto dopo i 35 anni: una serie di tecniche mediche permettono oggi di preservare la fertilità, quando può essere compromessa da malattie e cure e quando la maternità viene rimandata.“La donna ha 2 milioni di follicoli quando è a metà della sua vita gestazionale, ovvero venti settimane di gravidanza: alla nascita ne ha 700 mila. Se dedicasse tutta la vita alla fertilità potrebbe avere 30-40 figli e in questo caso avrebbe un plotone gigantesco di ovociti: la maggior parte non raggiungerà mai una fase fertile, ma andranno in atrofia spontanea e poi sopravviene la menopausa. In 100 anni, che ormai rappresenta un’aspettativa di vita che la donna dei paesi occidentali può attendersi, è qualcosa di completamente nuovo: è comprensibile che oggi si desideri preservare la fertilità, a fronte di un decadimento spontaneo della sua potenzialità fertile”, ha detto Enrico Semprini, specialista in Ginecologia, Immunologia e Malattie infettive a Milano, intervistato da Marco Klinger per Medicina Top, format tv dell’agenzia di stampa Italpress.
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