
ROMA (ITALPRESS) – C’è un’economia “invisibile” ma vitale che muove miliardi e pesa sul Pil italiano: è il settore dei trasporti e della logistica, che muove merci e persone. Secondo canali ufficiali della statistica vale 86 miliardi, pari al 4,8% del Pil nazionale. Ma si tratta di una fotografia parziale, che rischia di sottostimare il suo vero peso strategico. Quello reale, infatti, è di 341 miliardi di valore aggiunto attivato nell’intera economia, pari al 19% del Pil nazionale. Questa è la ricchezza che l’Italia perderebbe senza il sistema dei trasporti.
A fare chiarezza su questa realtà è lo studio “Rilevanza dei trasporti e della logistica in Italia” di Federtrasporto, in collaborazione con il centro studi di Confindustria, presentato oggi a Roma durante l’assemblea annuale. Per cogliere la reale portata del settore, lo studio adotta una struttura a tre livelli che supera i limiti della statistica ufficiale.
Il perimetro statistico ufficiale (Settore H): registra unicamente i servizi di trasporto e logistica venduti sul mercato a terzi (catalogati, come ogni attività economica, tramite i codici Ateco, 49-53), pari a 86 miliardi (4,8% del Pil). Il sistema industriale ampliato: integra la logistica in conto proprio gestita internamente dalle imprese, i carburanti, la manutenzione dei mezzi, il noleggio, le infrastrutture e l’organizzazione dei viaggi per la sola quota riconducibile al trasporto e alla logistica raggiungendo un valore diretto di 184 miliardi (10,3% del Pil). L’impatto sull’economia: applicando il metodo dell’estrazione ipotetica alle tavole input-output, valuta la dipendenza dell’intero Paese dal sistema, misurando la ricchezza che l’Italia perderebbe senza il sistema dei trasporti, pari appunto a 341 miliardi (19% del Pil) tra effetti diretti, indiretti e indotti.
In questo contesto, si dimostra che la logistica, con 202 miliardi, pari al 59% dell’impatto complessivo, non può essere collocata quindi alla fine del processo produttivo: è la principale componente dell’impatto economico attivato dal sistema e deve essere riconosciuta come leva della politica industriale. Altro dato rilevante: l’analisi ha calcolato l’impatto che la filiera ha sul mercato del lavoro e il risultato è che il volume occupazionale equivale al 19,5% dell’occupazione nazionale complessiva. Attiva complessivamente 4,67 milioni di occupati FTE (4.672 mila unità di lavoro equivalenti a tempo pieno), calcolati sommando gli effetti diretti, indiretti e indotti.
Per Paolo Colombo, presidente della Federtrasporto, “questi sono numeri importanti che impongono un cambio di prospettiva: la mobilità delle persone e la mobilità delle merci non possono più essere considerate attività ancillari o un semplice costo da comprimere, ma una leva della politica industriale e della competitività del Paese”.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).