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Nel 2026 il Pil cresce sopra le attese, +1%. Nel 2027 rallenta a +0,6%

Nel 2026 il Pil cresce sopra le attese, +1%. Nel 2027 rallenta a +0,6%

ROMA (ITALPRESS) – Nel 2026 il PIL italiano cresce sopra le attese. Il rialzo atteso è del +1%, sostanzialmente in linea con la variazione già acquisita, ossia quella che si registrerebbe a fine anno in presenza di una crescita congiunturale nulla nei due trimestri restanti (senza la correzione per i giorni lavorativi). È quanto emerge dal Rapporto di previsione d’autunno del Centro Studi Confindustria.

Nel 2027 l’economia italiana dovrebbe rallentare (+0,6%), a un ritmo in linea con quello osservato nel 2025. La revisione al rialzo della previsione di crescita del PIL per il 2026, rispetto al Rapporto di marzo scorso (di +0,5 punti percentuali) riflette diversi fattori: il buon andamento dell’economia italiana nella prima metà dell’anno (+0,3% nel 1° trimestre e +0,2% nel 2°), con il 1° trimestre rivisto al rialzo rispetto alla stima preliminare (da +0,2%).

Ai positivi primi due trimestri del 2026 si è sommato anche un buon ritmo nel 4° 2025, chiuso a +0,3%. A questi ha contribuito anche la stabilità del prezzo del gas prima dell’inizio della guerra; il decisivo apporto del PNRR (concluso a fine agosto), il cui impatto sul PIL, stimato in +0,5 punti percentuali nel 2026, ha spinto la dinamica soprattutto degli investimenti.

Tale contributo ha riguardato gli investimenti previsti dal PNRR ma anche gli investimenti privati sostenuti da incentivi, come 5.0, che hanno riscosso molto successo tra le imprese; il contenuto trasferimento dei rincari energetici agli altri beni e servizi; l’inflazione al netto di energia e alimentari è ancora bassa (al +2,0% a settembre, 1,8% ad agosto come a gennaio), dopo sette mesi dall’inizio dei rincari, e ciò è attribuibile al fatto che la guerra ha fatto salire molto il prezzo del petrolio e meno, fino a settembre, quello del gas.

Il rincaro del primo fa salire principalmente il costo dei trasporti mentre quello del gas, che è utilizzato sia come materia prima industriale che soprattutto come input produttivo dell’energia elettrica, impatta in modo importante tutti i settori dell’economia. Incide anche il rincaro inferiore alle aspettative del prezzo del petrolio grazie alla frenata della domanda mondiale di petrolio (soprattutto in Cina e Giappone) che ha seguito il calo dell’offerta (causato dalla guerra nei paesi del Golfo). Un divario meno ampio tra domanda e offerta ha limitato l’impennata del prezzo.

La crescita del PIL italiano del 2026 poggia sui consumi (+1,1%, molto meglio quelli delle famiglie di quelli pubblici) e sugli investimenti (+3,3%), trainati nel complesso dalle costruzioni nonostante il calo della componente abitativa.

Resta invece negativo l’apporto della domanda estera netta nonostante la crescita dell’export (+2,7% quello di beni, +3,8% quello di servizi). Nel 2027 la crescita media annua risentirà della debolezza della fase finale del 2026 e di un recupero solo moderato a inizio anno.

Questo nonostante gli effetti positivi derivanti dalla riapertura dello Stretto di Hormuz: la progressiva discesa dei prezzi delle materie prime energetiche che consentirà il rientro dell’inflazione, la riduzione dell’incertezza, maggiore fiducia di famiglie e imprese, la ripartenza del commercio con i paesi del Golfo.

-Foto grafico Confindustria-
(ITALPRESS).

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