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Bce, guerra in Iran minaccia la crescita e spinge l’inflazione


ROMA (ITALPRESS) – Il rialzo dei prezzi dei beni energetici causato dalla guerra in Medio Oriente spingerà l’inflazione al di sopra del 2% nel breve periodo, con un brusco rialzo al 3,1% nel secondo trimestre del 2026. Lo scrive la Bce nel bollettino economico. Eventuali effetti indiretti – come l’aumento dei salari o il trasferimento dei rincari energetici su altri beni e servizi – potrebbero rendere l’inflazione più persistente. A ciò si aggiungono possibili difficoltà nelle catene globali di approvvigionamento e nuove tensioni commerciali, che rischiano di limitare la disponibilità di materie prime e comprimere la capacità produttiva. Sul fronte della crescita, le prospettive appaiono invece deboli. Il conflitto rappresenta un fattore di rischio al ribasso per il Pil, incidendo sulla fiducia di famiglie e imprese. Prezzi energetici elevati e incertezza globale potrebbero frenare consumi e investimenti, con effetti negativi sulla domanda complessiva. Tuttavia, uno scenario più favorevole resta possibile, se la crisi dovesse attenuarsi rapidamente.
gsl

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