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Centocinquanta napoletani a New York, con un piano per il Sud

C’è una fotografia che vale più di qualsiasi statistica: centocinquanta giovani campani riuniti all’Istituto Italiano di Cultura di New York, a ragionare di futuro, per parlare di cosa si può costruire

La storia dell’emigrazione meridionale è tra le più raccontate d’Italia. Generazioni che partono, spesso senza biglietto di ritorno; Il Sud che svuota le sue università, le sue famiglie, i suoi quartieri, e che poi guarda i propri figli affermarsi altrove, con orgoglio misto a una punta di rassegnazione. Come se partire fosse, per definizione, un addio.

Quello che 081 sta cercando di dimostrare è che non deve essere così. Che partire, oggi può significare anche accumulare qualcosa, competenze, capitali, network, visione, con l’intenzione esplicita di riportarlo a casa.

L’evento si è aperto con i saluti istituzionali di Alessandra Oliva, Console Aggiunta d’Italia a New York, e di Claudio Pagliara, Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, che hanno sottolineato il valore di queste reti nel rafforzare i legami tra l’Italia e la sua comunità all’estero. Poi ha preso la parola Umberto Lobina, presidente di 081, che ha raccontato i tre anni dell’organizzazione.

Oltre 50.000 euro donati a startup campane. Più di 100 imprenditori messi in contatto con fondi internazionali. L’obiettivo è portare l’allocazione di capitali privati verso il Sud dal 5 al 10%. E poi le cose meno finanziarie: il rifacimento di una fontana nel quartiere Sanità, una palestra a cielo aperto.

Tra gli interventi che hanno segnato il pomeriggio, quello del Prof. Antonio Giordano, fondatore della Sbarro Research Organization, istituzione scientifica di riferimento nel panorama della ricerca oncologica internazionale, nata proprio da un figlio di Napoli che ha costruito nel mondo senza mai tagliare il filo con la propria terra. Una traiettoria che dice già tutto sul tipo di storia che 081 vuole moltiplicare.

Italo Bocchino, giornalista ed ex parlamentare, ha portato una lettura politica e culturale del fenomeno, ragionando su quanto il Mezzogiorno abbia bisogno di una classe dirigente che conosca il mondo e abbia scelto di metterlo al servizio del territorio.

Massimo Petrone, della Petrone Group, ha sottolineato come realtà come 081 siano fondamentali per favorire il ritorno al Sud di giovani con esperienze maturate all’estero, e come attrarre competenze e network internazionali sia importante quanto attrarre capitali. Ha poi aggiunto un dato concreto, che dice molto sullo stato delle cose: Napoli è oggi collegata direttamente con New York, Atlanta, Philadelphia, Chicago e Montreal, con voli giornalieri operati da United Airlines, Delta Air Lines e American Airlines. Una connettività che, fino a pochi anni fa, era impensabile e che rende il ritorno, anche solo temporaneo, molto meno complicato di quanto la narrativa sull’isolamento del Sud lascerebbe intendere.

La moderazione dell’evento è stata affidata a Davide Ippolito, editore di ilNewyorkese, e la serata è stata una di quelle in cui si esce con l’impressione di aver assistito a qualcosa di non scontato.

A chiudere, 081 ha presentato quello che chiama la propria “equation”: università, incubatori, investitori. Un triangolo virtuoso, innovazione che nasce dentro gli atenei del Centro-Sud, che transita attraverso strutture di accelerazione, che trova capitali pronti a scommetterci. Semplice da enunciare, tremendamente difficile da costruire. Ma almeno, qualcuno sta provando a farlo con metodo.

Un ringraziamento va al board di 081, composto da Dalila Ferrara, Mario Farina, Antonio Ciardiello e Martina De Nigirs e agli sponsor che hanno reso possibile la serata, E. Marinella, Caffè Borbone, De Nigris, Mionetto, La Piadineria e RED | OAK, grazie ai quali sono stati raccolti circa 10.000 dollari a sostegno delle prossime iniziative dell’associazione.

Ci sono tanti napoletani nel mondo che hanno fatto bene. Alcuni benissimo. Medici, ricercatori, imprenditori, professionisti distribuiti tra New York, Londra, Dubai, San Francisco. Per molto tempo, quella dispersione è stata letta solo come una perdita. E in parte lo è, non ha senso negarlo.

Ma qualcosa sta cambiando. Partire non è più necessariamente una resa. Tra questi centocinquanta ragazzi in una sala di Manhattan c’era chi ha fatto fortuna a New York, chi lavora nella finanza a Londra, chi ha aperto un’azienda a Dubai. E tutti erano lì a ragionare di Napoli, di startup campane, di come spostare un ago che si è sempre mosso poco.

L’articolo Centocinquanta napoletani a New York, con un piano per il Sud proviene da IlNewyorkese.

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