SAN FRANCISCO (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Come può una piccola o media impresa italiana entrare nell’ecosistema di Stanford e della Silicon Valley, utilizzare la ricerca di una delle più prestigiose università del mondo e trasformare il rapporto con scienziati e laboratori in innovazione industriale? È stato questo uno dei temi al centro dell’incontro con Alberto Salleo, uno degli scienziati italiani ai vertici della Stanford University, durante la missione negli Stati Uniti delle 12 PMI italiane dell’aerospazio e della Space Economy promossa da Intesa Sanpaolo in collaborazione con INNOVIT.Salleo ha tenuto una lecture ai rappresentanti delle aziende italiane illustrando il funzionamento di Stanford e, soprattutto, il rapporto molto stretto che nel corso dei decenni si è sviluppato tra università, ricerca, industria, startup e capitale privato nella Silicon Valley.
Hong Seh and Vivian W.M. Lim Professor e Professor of Materials Science and Engineering a Stanford, Salleo è anche Professor of Photon Science e Senior Fellow del Precourt Institute for Energy. Dal 2025 ricopre inoltre l’incarico di Deputy Director for Science and Technology dello SLAC National Accelerator Laboratory, uno dei 17 laboratori nazionali del Department of Energy degli Stati Uniti. Dal 2019 al 2025 è stato Chair del Department of Materials Science and Engineering di Stanford.
La sua ricerca riguarda nuovi materiali e tecniche di lavorazione per dispositivi elettronici e fotonici, semiconduttori polimerici, bioelettronica, biosensori e dispositivi elettrochimici per il neuromorphic computing, un settore che punta a sviluppare sistemi di calcolo ispirati al funzionamento del cervello. Nel 2024 è stato nominato Fellow della National Academy of Inventors e dell’American Association for the Advancement of Science.
Nell’intervista a Italpress, Salleo ha spiegato che anche le PMI italiane arrivate in California possono accedere al sistema Stanford sostanzialmente alle stesse condizioni delle aziende americane. Un’impresa può individuare un docente in grado di aiutarla ad affrontare un problema scientifico fondamentale, coinvolgerlo come consulente oppure finanziare una parte della ricerca necessaria a sviluppare una nuova tecnologia.
È precisamente questo collegamento tra conoscenza accademica e applicazione industriale che la missione di Intesa Sanpaolo e INNOVIT ha voluto mostrare alle aziende italiane: non soltanto osservare la Silicon Valley, ma capire come entrare nelle sue reti di ricerca, innovazione, partnership e capitale.
Salleo, formatosi inizialmente in Italia e poi approdato negli Stati Uniti, dove ha conseguito il PhD in Materials Science a UC Berkeley, ha affrontato con Italpress anche il tema della cosiddetta fuga dei cervelli. “Più che fuga, bisognerebbe parlare di circolazione dei cervelli”, ha spiegato. Nel breve periodo, ha riconosciuto, la sua partenza può essere stata uno svantaggio per l’Italia, al cui sistema di istruzione dice di dovere molto. Con una carriera ormai consolidata negli Stati Uniti, cerca però di rafforzare i rapporti con il Paese, nella speranza che nel lungo periodo il bilancio diventi positivo.
Un tema che riguarda anche le nuove generazioni. Secondo Salleo, gli italiani tra gli undergraduate di Stanford sembrano essere più o meno in linea con altri Paesi, mentre tra i dottorandi potrebbero essere meno numerosi, anche per la complessità del percorso necessario per accedere a un PhD americano. La presenza italiana appare invece particolarmente significativa tra i postdoc: una valutazione che il professore precisa essere basata sulla propria esperienza e non su statistiche ufficiali.
Nell’intervista Italpress ha affrontato con Salleo anche una delle grandi questioni strategiche del momento: la competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina. Alla domanda se Pechino stia ormai superando l’America, lo scienziato invita alla prudenza. Sul piano delle infrastrutture la Cina appare estremamente avanzata, mentre sull’intelligenza artificiale stabilire chi sia realmente davanti è molto più difficile, anche perché una parte delle attività e dei progressi non è pubblica. Ma Salleo individua un vantaggio della Silicon Valley che va oltre la singola tecnologia: il suo ecosistema umano, imprenditoriale e finanziario. In circa quarant’anni si è formata una rete nella quale imprenditori che hanno creato aziende, anche fallendo e ripartendo, investitori, scienziati e innovatori si trovano concentrati nello stesso territorio. “Stanno tutti, diciamo, nel giro di 15 minuti di macchina”, osserva Salleo. Se emerge qualcosa di interessante, aggiunge, sono pronti a incontrarsi e discuterne. È una densità di relazioni costruita in decenni che, secondo il professore, “non è stata replicata finora da nessun’altra parte al mondo in questo volume”.
Potrebbe essere questa la lezione importante portata a casa dalle PMI italiane dopo la giornata a Stanford: la forza della Silicon Valley non risiede soltanto nelle sue università, nei laboratori o nei miliardi disponibili per l’innovazione, ma nella capacità di mettere continuamente in comunicazione ricerca, impresa, talento e capitale. Ed è dentro quella rete che Intesa Sanpaolo e INNOVIT stanno cercando di aprire nuove porte alle imprese italiane.
xo9/mgg/gtr (Video e intervista di Stefano Vaccara)