MILANO (ITALPRESS) – L’Europa sta vivendo una deindustrializzazione senza precedenti anche come rapidità. Lo studio di Cefic (European Chemical Industry Council) dal 2022 al 2025 parla di una perdita di produzione di 37 milioni di tonnellate che equivalgono al 9% della capacità produttiva europea, con un impatto su 20 mila posti di lavoro diretti. Ma secondo alcuni il quadro è più nero, con 100 siti chimici chiusi, 75.000 posti di lavoro persi e 70 miliardi di euro di capacità industriale cancellati. E nel settore automotive? L’Europa perde capacità industriale a una velocità mai vista. Focus ESG ne torna a parlare dopo le dichiarazioni dell’appena eletto Presidente di Cefic, l’associazione dell’industria chimica europea e Amministratore delegato di Basf, Markus Kamieth, all’European Industry Summit tenutosi la settimana scorsa ad Anversa davanti alla Presidente von der Leyen, al Presidente francese Macron e al Cancelliere Merz. L’industria europea sta attraversando una fase di forte e rapida deindustrializzazione, con settori strategici come automotive e chimica sotto pressione per costi energetici elevati, concorrenza globale sempre più aggressiva, visione strategica più sul breve che sul lungo periodo anche da parte di manager e policy maker, quest’ultimi troppo attenti al consenso immediato. La combinazione di politiche industriali carenti, logiche di breve periodo e un sistema di tassazione ambientale penalizzante ha aggravato la competitività delle imprese europee, rallentando gli investimenti e spingendo molte produzioni fuori dai confini comunitari. Nel settore chimico, l’aumento delle importazioni soprattutto da Cina e i costi legati al sistema ETS hanno inciso sulla domanda e sull’operatività degli impianti, con effetti negativi sulla filiera manifatturiera. La crisi dell’auto con oltre 2 milioni di veicoli persi negli ultimi dieci anni evidenzia la necessità di riscoprire l’importanza dell’ingegneria e dell’innovazione di prodotto, rafforzando il tessuto industriale e la cooperazione tra politica, impresa e ricerca. Bisogna uscire dal sistema ETS, tornare a creare concreto valore e investire meglio. I temi sono affrontati nell’episodio 72 di Focus ESG da Francesco Buzzella, Presidente di Federchimica, dall’ingegnere Maurizio Reggiani, ex Maserati, Bugatti e Automobili Lamborghini, ora coinvolto in attività didattiche all’Università di Bologna con il Professore Cavina e dalla Professoressa Monica Billio, ordinaria di econometria all’Università Ca’ Foscari Venezia e Responsabile scientifico del Centro di Competenze Transpareens, con il giornalista economico Marco Marelli per sottolineare l’urgenza di politiche pragmatiche e di una governance orientata al lungo periodo per invertire la tendenza e sostenere concretamente la competitività europea.fsc/gsl