
ROMA (ITALPRESS) – Con l’arrivo dell’autunno aumentano i disturbi respiratori e le infezioni che interessano soprattutto naso, gola e bronchi. Raffreddore, influenza, faringiti, bronchiti e in alcuni casi polmoniti sono tipici problemi di salute dei mesi freddi: a questi si aggiungono infezioni come il Covid-19 e quelle provocate da virus respiratori, particolarmente diffuse nei luoghi chiusi e affollati. Durante la brutta stagione è più facile ammalarsi, perché si passa più tempo in ambienti chiusi, spesso poco ventilati, e questo rende più facile la trasmissione dei microorganismi attraverso le goccioline respiratorie e gli aerosol: anche l’aria fredda e secca può contribuire a rendere meno efficienti le difese delle vie respiratorie; il naso e le mucose rappresentano infatti una prima importante barriera contro gli agenti infettivi. Quando queste superfici si seccano e vengono sottoposte a continui sbalzi di temperatura, la loro funzione di protezione può risultare meno efficace.
“Per evitare di ammalarci occorre naturalmente un po’ di buonsenso: cercare di evitare freddo improvviso, sbalzi di temperatura importanti, non girare tutto il giorno con i piedi umidi se piove; è inoltre importante la prevenzione delle infezioni virali, che rappresentano il fattore di rischio più importante per le riattivazioni per esempio di malattie respiratorie, bronchiti croniche e quant’altro. Durante il Covid-19 lavavamo le mani venti volte al giorno, adesso non lo facciamo più: le mani sono uno dei fattori più importanti nella trasmissione di possibili agenti virali; è importante l’igiene personale, ma anche cambiare l’aria negli ambienti chiusi. L’aria secca può certamente danneggiare le vie respiratorie: deve essere umidificata nel modo giusto. In ogni casa non deve fare né troppo caldo né troppo freddo: una temperatura gradevole va bene, un’aria troppo secca no”. Lo ha detto Stefano Centanni, professore ordinario di Pneumologia presso l’Università di Milano, intervistato per Medicina Top, format tv dell’agenzia di stampa Italpress.
Per quanto riguarda il vaccino, spiega, “quest’anno il ministero della Salute sta portando avanti un progetto chiamato Programma Vita: andrà in televisione e sui principali media. Il vaccino viene modificato ogni anno in funzione delle attese: quest’anno diventa trivalente, non più quadrivalente, perché uno dei ceppi B è dal 2020 che non viene più intercettato su una parte del mondo; in questo momento non rappresenta più un problema, quindi verrà tolto. Si cerca di vaccinare per i virus più importanti: quest’anno il più significativo, secondo i dati che ci arrivano dall’emisfero australe, è una variante K della H3N2; è da lì che comincia l’influenza. Ci sono anche nuove linee guida su chi deve vaccinarsi: si è passati ad esempio dai 65 ai 60 anni, poi naturalmente ci sono i bambini dai 6 mesi ai 6 anni, il personale sanitario o comunque il personale a stretto contatto con una grande quantità di pubblico, le donne incinta e tutti i malati con patologie croniche come Bpco, diabete, insufficienza renale e insufficienza cardiaca”.
Nella stagione che verrà, aggiunge, “sono possibili sintomi abbastanza importanti, soprattutto per questa variante di cui parlavamo prima, e di conseguenza un’influenza importante. Abbiamo grandi speranze in questo vaccino trivalente, che non disperde il potere immunogenico: il consiglio è sempre di vaccinarsi, oggi ci sono dati che ci dicono come investendo sul vaccino si risparmia in recovery; ogni anno si ammala di influenza circa un miliardo di persone, ancora oggi la mortalità varia tra 300mila e 500mila casi all’anno”.
Nel Programma Vita, messo in campo dal ministero della Salute, sono state coinvolte “tantissime personalità scientifiche: pediatri, pneumologi, cardiologi, infettivologi, nefrologi, geriatri, insomma tutti coloro che si occupano di pazienti che possono avere problemi con l’infezione influenzale. Non c’è ancora una copertura ottimale: anche le regioni come la Lombardia sono tutto sommato lontane, ci sono territori in cui è davvero difficile far passare questo concetto”.
Centanni conclude con una riflessione sulla corretta gestione del movimento e dell’attività fisica: “Bisogna essere un po’ prudenti sul correre in ambienti molto inquinati, come frequentemente succede nelle grandi città: correndo si aumenta la ventilazione dovuta allo sforzo, ma è anche vero che facendolo nei parchi non si respirano gli scarichi delle macchine ferme al semaforo. Nella gestione di alcune patologie croniche il movimento è assolutamente importante, perché è molto utile: il paziente deve fare attività fisica, ovviamente evitando di fare sforzi che poi lo mettono in malattia”.
-Foto tratta da video Medicina Top-
(ITALPRESS).