
Dante, si sa, continua ad essere oggetto di studio anche a distanza di tutti questi secoli. Ne è la conferma il nuovo appuntamento negli spazi della New York University, il 7 aprile 2026, dove alla Casa Italiana Zerilli-Marimò si terrà un nuovo incontro della John Freccero Lecture Series, parte di un ciclo dedicato agli studi italiani che negli anni ha consolidato il proprio ruolo come punto di riferimento per la comunità accademica e per il pubblico interessato alla cultura letteraria italiana negli Stati Uniti. L’iniziativa è promossa insieme al Department of Italian Studies della stessa università.
La lezione, intitolata “Deforming Deceit. Contagion, Animality, and Metamorphosis in Inferno XXIX-XXX”, è tenuta da Eleonora Stoppino, docente all’University of Illinois Urbana-Champaign. Il focus riguarda i canti XXIX e XXX dell’Inferno di Dante Alighieri, in cui i falsari sono puniti attraverso malattie deformanti che alterano il corpo. L’analisi proposta parte proprio dalla deformazione fisica inflitta, che non è soltanto una punizione simbolica ma diventa una manifestazione della falsificazione morale. In questi canti, chi ha manipolato sostanze, identità o natura subisce una trasformazione che rende visibile la violazione dell’ordine naturale.
Il contributo di Stoppino si basa su un’analisi del linguaggio usato da Dante, ricostruendo l’intreccio della malattia e del contagio all’interno dei due canti. È un lessico messo in relazione con la tradizione classica, in particolare con Ovidio, molto presente nella cultura medievale. In questa lettura, il contagio diventa un modo per descrivere una trasformazione. La malattia spinge i corpi verso una condizione animale, facendo saltare il confine tra umano e non umano. Secondo Stoppino, è così che Dante mostra cosa significa falsificare: compromettere la natura stessa dell’essere umano.
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