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Rapporto “Italian Maritime Economy”, i conflitti modificano le rotte

Rapporto “Italian Maritime Economy”, i conflitti modificano le rotte

NAPOLI (ITALPRESS) – Srm, Centro Studi e Ricerche collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo, ha presentato a Napoli, nella sede della banca a Gallerie d’Italia, il tredicesimo rapporto annuale “Italian Maritime Economy”, un focus dedicato a stretti e rotte marittime nel nuovo scenario globale, discutendo della centralità del Mediterraneo tra crescente competizione e cambiamenti delle catene logistico-portuali.

Hanno aperto i lavori i saluti del presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, del presidente della fondazione Compagnia San Paolo, Marco Gilli e del Presidente di Srm, Paolo Scudieri. A seguire l’intervento introduttivo sugli scenari geopolitici di Marta Dassù, direttrice di Aspenia. Hanno presentato il rapporto: Massimo Deandreis, Direttore Generale Srm, e Alessandro Panaro, Responsabile Maritime & Energy del Centro Studi. A seguire due momenti di dibattito: la prima sessione dal titolo “Shipping globale tra geopolitica, sicurezza e nuove rotte commerciali”, mentre la seconda ha avuto come oggetto “Porti, logistica e intermodalità nei nuovi corridoi del Mediterraneo”.

Ha concluso i lavori Luca Bocca, Chief Financial Officer di Intesa Sanpaolo. Tra gli highlights del rapporto, il cambiamento della geografia del commercio mondiale: dallo Stretto di Hormuz transitava il 37% del commercio mondiale di greggio, la quasi chiusura ha coinvolto volumi pari al 10% della produzione mondiale di petrolio. Le navi, dunque, cambiano rotta, le supply chain si ridisegnano.

Carrier e operatori logistici hanno risposto alle crisi con deviazioni, transhipment e rotte alternative. Nel contempo Usa e Cina si allontanano, l’Asia si riorganizza: nel 2025 l’import Usa dalla Cina è sceso del 30%, mentre quello dai Paesi Asean è cresciuto del 29%. Pechino guarda a Sud: più export verso Africa e Sud-Est asiatico. La Cina compensa il calo degli scambi con gli Stati Uniti aumentando le esportazioni verso Africa (+25,8%) e Sud-Est asiatico (+13,4%).

Intanto il Mediterraneo cresce anche con Suez in crisi. Nel 2025 i principali porti container dell’area hanno superato i 72 milioni di Teu, con una crescita del 5,9%. L’Italia invece resta una potenza dell’export: nel 2025 il commercio estero del nostro Paese ha superato 1.200 miliardi di euro, con un export pari a 643 miliardi. Via mare si muove circa un quarto dei nostri scambi internazionali in valore, i porti italiani superano quota 500 milioni di tonnellate. Nel 2025 le Autorità di Sistema Portuale hanno movimentato 511 milioni di tonnellate di merci, in crescita del 3,5%. Container (132 milioni di tonnellate) e Ro-Ro (122 milioni) trainano la crescita degli scali. Sullo Short Sea Shipping, l’Italia è sempre prima in Europa: il nostro Paese movimenta 304 milioni di tonnellate e detiene una quota di mercato del 15,6%. Infine tra i temi la nuova sfida dei porti che riguarda la connessione con i mercati. Oltre 13 miliardi di euro di investimenti in Italia puntano su ultimo miglio, ferrovia, accessibilità marittima e digitalizzazione.

“Il tema scelto da Srm per il Rapporto di quest’anno – commenta Gian Maria Gros-Pietro, Presidente Intesa Sanpaolo -, coglie con grande efficacia una delle sfide più rilevanti del nostro tempo. Mai come oggi il mare rappresenta una chiave di lettura privilegiata per comprendere l’evoluzione dell’economia mondiale. Le rotte marittime, i porti, gli stretti strategici e le infrastrutture logistiche non sono soltanto elementi del sistema dei trasporti: sono i luoghi nei quali si intrecciano commercio internazionale, sicurezza energetica, politica industriale e nuovi equilibri geopolitici. E’ anche per questa ragione che il settore dei trasporti marittimi e della logistica riveste per Intesa Sanpaolo una valenza strategica. Attraverso il mare transitano le esportazioni delle nostre imprese, gli approvvigionamenti energetici, i flussi turistici e una quota crescente degli investimenti che sostengono la crescita del nostro Paese. In definitiva, una parte rilevante della competitività dell’Italia si gioca proprio sull’efficienza e sulla capacità del suo sistema logistico-portuale, infrastruttura essenziale per sostenere crescita, apertura internazionale e resilienza economica”.

“Le crisi geopolitiche internazionali – sottolinea invece Massimo Deandreis, Direttore Generale Srmstanno ridisegnando rotte, tempi e costi del commercio mondiale, rendendo il mare un indicatore sempre più sensibile degli equilibri economici globali. In questo scenario il Mediterraneo conferma una centralità strategica crescente: nonostante le tensioni su Suez e Hormuz, resta una piattaforma decisiva di connessione tra Europa, Asia e Africa. Per l’Italia, grande Paese esportatore e manifatturiero, porti, shipping e logistica sono infrastrutture economiche essenziali, non solo nodi di transito. La competitività del sistema produttivo passa dalla capacità di connettere meglio scali, reti ferroviarie, aree industriali e mercati internazionali. I porti italiani, con oltre 500 milioni di tonnellate movimentate e investimenti rilevanti su ultimo miglio, digitalizzazione e accessibilità, possono diventare uno degli strumenti più forti per sostenere crescita, resilienza e proiezione internazionale dell’economia nazionale”.

– Foto xc9/Italpress –

(ITALPRESS).

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