
MESTRE (VENEZIA) (ITALPRESS) – Per anni si è parlato di una vera e propria fuga dei nostri giovani più qualificati: laureati che, dopo gli studi, lasciavano l’Italia per cercare all’estero migliori opportunità di lavoro e di vita. Una lettura però parziale, perché considerava soprattutto chi partiva, senza tenere conto di chi arrivava nel nostro Paese. I nuovi dati Istat permettono oggi di avere un quadro più completo.
Tra il 2019 e il 2024, poco più di 78 mila italiani tra i 25 e i 34 anni con una laurea si sono trasferiti all’estero. Nello stesso periodo, però, quasi 88 mila giovani stranieri della stessa fascia d’età, con almeno una laurea triennale, hanno trasferito la loro residenza in Italia.
Tra i giovani laureati stranieri che scelgono il nostro Paese, il 17,8 per cento proviene dal Sud America, il 27,6 per cento dall’Europa e oltre un terzo dall’Asia. In termini assoluti il saldo è quindi positivo e sfiora i 10 mila giovani laureati, per la precisione 9.593. Un dato che invita a guardare al fenomeno della mobilità dei giovani con una prospettiva diversa: l’Italia continua certamente a perdere una parte dei suoi laureati, in particolare nel Mezzogiorno, ma allo stesso tempo riesce ad attrarre giovani qualificati dall’estero in numero superiore.
Per capire davvero la dinamica dei laureati presenti nel nostro Paese, dunque, non basta contare chi parte: bisogna considerare anche chi sceglie di arrivare. A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA. Nel 2024 sono stati 20.711 gli italiani laureati tra i 25 e i 34 anni hanno lasciato l’Italia per trasferirsi all’estero (partenze al netto degli italiani rientrati). Un dato significativo, secondo la CGIA, anche se va rapportato alla consistenza della popolazione di riferimento.
All’1 gennaio 2025, infatti, si contavano poco più di 1,8 milioni di italiani laureati nella stessa fascia d’età. Pertanto, i giovani laureati che hanno scelto di trasferirsi all’estero nel corso del 2024 rappresentano solo l’1,1 per cento circa del totale. Se, invece, si considera l’intera popolazione italiana tra i 25 e i 34 anni, che al netto degli stranieri è costituita da oltre 5,2 milioni di persone, l’incidenza dei giovani laureati che hanno lasciato l’Italia scende addirittura allo 0,4 per cento.
Perché per anni è stata raccontata una realtà che non sempre corrispondeva a quella vissuta dal Paese? È una domanda alla quale, secondo la CGIA, non è semplice dare una risposta, ma un elemento appare evidente: in Italia, da sempre, una parte significativa del dibattito pubblico viene spesso orientata dal ceto medio, da quella borghesia urbana che vive nelle grandi città. Sono soprattutto questi ambienti sociali a determinare gli argomenti capaci di attirare l’attenzione dei media, della politica e dell’opinione pubblica.
Questioni che coinvolgono direttamente questi gruppi vengono così trasformate, non di rado, in temi di interesse generale. Il rischio è quello di confondere una condizione particolare con una realtà universale. Il nostro Paese, invece, è caratterizzato da profonde differenze territoriali, economiche e sociali. Ciò che rappresenta una priorità nelle grandi città può avere un peso completamente diverso nei piccoli centri, nelle periferie o nelle aree produttive.
Non si tratta di mettere in discussione l’importanza di questi temi, ma di evitare che una sola parte della società possa imporre la propria agenda al resto del Paese. Una narrazione realmente rappresentativa dovrebbe dare voce ai dati statistici – che molto spesso ci consentono di dimensionare un fenomeno – alla pluralità delle esperienze e delle condizioni sociali, evitando di trasformare una prospettiva particolare in una verità generale. Il problema, dunque, non è soltanto ciò di cui si parla, ma anche ciò che rimane fuori dal racconto.
Le cancellazioni anagrafiche verso l’estero di giovani laureati italiani (25-34 anni) sono passate da 16.615 nel 2019 a 25.552 nel 2024, con un aumento significativo del 53,8 per cento. Anche considerando il saldo migratorio dei giovani laureati (quindi al netto dei rientri), tra il 2019 e il 2024 il saldo degli italiani è passato da -10.632 a -20.711. Tuttavia, il dato delle emigrazioni di giovani laureati italiani va osservato assieme a quello degli arrivi di giovani laureati stranieri.
Nel periodo 2019-2024, infatti, il saldo negativo dei giovani laureati italiani (-78 mila) è stato compensato dal saldo positivo dei giovani laureati stranieri (+88 mila). In cinque anni, quindi, l’Italia ha registrato un saldo positivo di giovani laureati pari a 9.593.
I dati regionali sul saldo migratorio dei laureati tra 25 e 34 anni nel periodo 2019-2024 evidenziano due dinamiche di segno opposto. Da un lato, tutte le regioni italiane registrano un saldo negativo per i giovani laureati italiani: complessivamente, a fronte di 35.781 iscrizioni dall’estero si contano 114.028 cancellazioni verso l’estero, con una perdita netta di oltre 78 mila laureati italiani.
Dall’altro lato, la mobilità internazionale dei giovani laureati stranieri produce un saldo ampiamente positivo: quasi 99 mila iscrizioni contro 11 mila cancellazioni, per un guadagno netto di 87.840 unità. Il contributo della componente straniera riesce quindi, a livello nazionale, non soltanto a compensare la fuoriuscita dei laureati italiani, ma a determinare un saldo complessivo positivo di circa 9.600 giovani laureati.
La compensazione, tuttavia, presenta forti differenze territoriali. Il Nord Ovest registra il risultato migliore (+12.817), grazie soprattutto alla Lombardia (+9.076), mentre anche il Centro presenta un saldo positivo (+5.849), trainato da Lazio (+3.286) e Toscana (+2.667). Più contenuto il risultato del Nord Est (+2.346): in quest’area il consistente apporto dei laureati stranieri non è sufficiente a compensare pienamente le uscite di italiani in Veneto (-671), Trentino-Alto Adige (-288) e Friuli-Venezia Giulia (-226), mentre l’Emilia-Romagna registra un saldo complessivo nettamente positivo (+3.531).
La situazione più critica riguarda invece il Mezzogiorno, dove il saldo complessivo rimane negativo per oltre 11 mila laureati (-11.419). In tutte le principali regioni meridionali l’arrivo di laureati stranieri attenua, ma non riesce a colmare, la perdita di giovani italiani: il deficit raggiunge -3.762 in Campania, -2.994 in Sicilia e -2.581 in Puglia.
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